Mostra “La Bellezza Salvata” Friuli 1976/2026

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Bellezza salvata è l’arte ferita, amorevolmente curata e sopravvissuta al sisma di cinquant’anni fa.

Bellezza salvata, in questa mostra, è una scultura lignea rinascimentale che ha rischiato di sbriciolarsi sotto le travi crollate della chiesa che la custodiva, a Pinzano, ma nella quale il gesto di elemosina di San Martino verso il povero viene addirittura amplificato dalle impietose mutilazioni delle figure.

Bellezza salvata è un’edicola a portelle scolpita e dipinta nel primo ‘500, da cui l’elegante silhouette di una Santa Lucia ci osserva; e viene da immaginare che gli occhi nel piattino siano sgranati per la sorpresa della martire di non essere stata cancellata dal terremoto a San Martino al Tagliamento.

Bellezza salvata è una pala d’altare del ‘700 di Nicola Grassi, che grazie ai restauri continua a mettere in scena la coinvolgente devozione dei santi per la Vergine Maria dopo la rovinosa scomparsa del piccolo oratorio che la ospitava.

E di bellezza salvata parlano anche i cartoni utilizzati negli anni ottanta dall’artista Gian Carlo Venuto con i suoi allievi dell’Accademia Albertina di Torino, per ricreare memoria – sulla facciata dell’Oratorio di Santa Maria dei Battuti a Valeriano – degli affreschi eseguiti dal Pordenone: una rediviva sinopia, capace di preservare visivamente un antichissimo orizzonte di fede nei luoghi condivisi di un borgo che il sisma aveva colpito duramente, a partire dalle sue chiese.

Tutti esempi, questi, di opere d’arte indissolubilmente legate al contesto per cui furono concepite, e in cui recitavano un ruolo importante sul piano liturgico e devozionale quanto su quello estetico.

Di quel paesaggio culturale, e di come gli eventi di cinquant’anni fa lo abbiano profondamente dissestato, parlano entro l’esposizione decine di fotografie inedite scattate perlopiù dopo la seconda scossa del settembre 1976, che mostrano chiese svuotate e sventrate, oggetti sacri spezzati: ci raccontano piazze e sagrati metafisici, colmi di rovine o di travi a puntellare una facciata, nello stordito silenzio che seguì al cupo mugghiare della terra; e quel silenzio pare ancora di poterlo leggere come un tutt’uno con lo strato di polvere e calcinacci depositata su pavimenti ed altari.

Sono le immagini di una bellezza vulnerabile, che anche attraverso gli sforzi messi in campo per recuperarla e poi preservarla si dimostra ancor oggi capace di generare un nuovo sguardo sulla storia del territorio e della sua gente. Perché le opere d’arte, così come gli arredi liturgici, i paramenti sacri dei sacerdoti, i libri e beni archivistici della Diocesi restaurati dopo il sisma, si propongono quali testimonianze tangibili di come una comunità abbia saputo resistere all’ennesima sciagura anche scegliendo di prendersi cura a tutti i costi di un patrimonio fragile ed essenziale, determinata nel continuare a condividerlo.

In questo senso, bellezza salvata è anche un lacero registro battesimale del XVI secolo, commovente testimonianza della vita e spiritualità di un corpus sociale a cui eventi quali il terremoto del 1976 hanno inferto l’ennesima cicatrice, e che si ritrova oggi chiamato a resistere a differenti, inedite forme di erosione: subdoli, inavvertiti terremoti quotidiani.

Mostra aperta dal 6 maggio al 25 ottobre 2026

INGRESSO LIBERO

venerdì 15.00 – 18.00

sabato domenica e festivi 10.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00

Inaugurazione del 5 maggio 2026