{"id":442,"date":"2011-11-18T10:14:00","date_gmt":"2011-11-18T09:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/diocesi.concordia-pordenone.it\/sociale\/educare-al-bene-comune\/"},"modified":"2011-11-18T10:14:00","modified_gmt":"2011-11-18T09:14:00","slug":"educare-al-bene-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diocesi.concordia-pordenone.it\/sociale\/educare-al-bene-comune\/","title":{"rendered":"Educare al bene comune"},"content":{"rendered":"<div>\n<div style=\"text-align: justify\">\u00c8 curioso osservare che proprio nell\u2019anno in cui celebriamo il 150\u00b0 anniversario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, il nostro Paese vive una delle crisi pi\u00f9 gravi della propria storia nazionale. Non \u00e8 solo crisi economica, del debito pubblico, di fiducia dei mercati finanziari e della nostra capacit\u00e0 di farne fronte. In crisi c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 profondo, qualcosa che va oltre il grave momento che stiamo vivendo; in crisi \u00e8 il senso di appartenenza a una comunit\u00e0 pi\u00f9 ampia, insomma qualcosa che va oltre il singolo individuo. Una crisi che viene da lontano, dall\u2019incapacit\u00e0 della classe dirigente di dire agli italiani la verit\u00e0 sulle condizioni del Paese; che non si pu\u00f2 continuare a vivere al disopra delle nostre possibilit\u00e0; che il benessere di cui godiamo, non pu\u00f2 essere fatto pagare alle future generazioni; che benessere e ricchezza si costruiscono piano piano con il duro lavoro, con la fatica di ogni giorno e non attraverso soluzioni facili, di \u201cfinanza pi\u00f9 o meno creativa\u201d. Intimamente per\u00f2 ognuno di noi in realt\u00e0 sa cosa c\u2019\u00e8 che non va, ma a volte preferiamo fare finta di non sapere, cos\u00ec ci illudiamo, non ci comportiamo da persone responsabili. \u00c8 pi\u00f9 che mai necessario aprire gli occhi, capire le cose, avere il giusto senso critico. <\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Chiedere che ognuno faccia il proprio dovere secondo le proprie possibilit\u00e0; esigere giustizia ed equit\u00e0 per i sacrifici che sono chiesti e non scaricare sui \u201csoliti noti\u201d il prezzo da pagare. Dire basta alle tante, troppe astuzie di cui \u00e8 intriso il nostro Paese, dove i deboli e gli onesti sono spesso confusi con i \u201cmeno furbi\u201d e non molto pi\u00f9 semplicemente con persone che fanno il loro dovere. Ecco allora che proprio per non tradire il sacrificio di tanti che ci hanno preceduto e che si sono sacrificati, ma soprattutto per non deludere le generazioni che verranno dopo di noi, abbiamo il dovere di riprendere quel \u201cfilo smarrito\u201d, di farcene carico, lavorare per la costruzione di quel bene comune cui spesso facciamo richiamo ma che altrettanto spesso dimentichiamo. Recuperare cio\u00e8 quella capacit\u00e0 di partecipazione alla politica, al confronto democratico e civile avendo consapevolezza individuale e collettiva, che siamo noi gli artefici del nostro futuro! <\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Ecco allora che se sapremo fare riferimento alle cose migliori che sono state realizzate da quelli che ci hanno preceduto, risponderemo ai timori e daremo risposte ai tanti problemi che oggi ci lasciano in ansia. Fra i tanti problemi in cui il nostro Paese si dibatte, la questione del lavoro a mio parere \u00e8 centrale, proprio perch\u00e9 attraverso il lavoro ogni singola persona realizza se stesso nella famiglia e nella comunit\u00e0, assume cittadinanza e contribuisce alla costruzione della \u201ccasa comune\u201d.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\u00c8 un bene allora che si riprenda una discussione forte su quest\u2019argomento, cos\u00ec com\u2019\u00e8 un bene che si avanzino proposte e soluzioni utili a far crescere l\u2019occupazione in particolare dei giovani e delle donne. Per troppo tempo la questione del lavoro \u00e8 scivolata in secondo piano, si era creata l\u2019illusione che il futuro del lavoro sarebbe stato incentrato su un\u2019economia basata sui servizi; che settori come l\u2019agricoltura e l\u2019industria non avrebbero pi\u00f9 avuto l\u2019importanza e il peso del passato. Oggi che questo dibattito sembra essere finito, possiamo dirlo ad alta voce senza il rischio di essere considerati fuori dal tempo; fortunatamente l\u2019Italia continua ad avere ancora un sistema produttivo molto legato all\u2019industria e in particolare alla manifattura. <\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Abbiamo bisogno di continuare ad avere alti livelli occupazionali dobbiamo fare di tutto per difendere il patrimonio industriale, rimanere il secondo Paese manifatturiero in Europa dopo la Germania. Le affermazioni di principio per\u00f2 non bastano, per rispondere alle tante domande che ci sono poste. Si deve andare oltre le soluzioni del passato, servono riforme che da troppo sono rinviate, servono servizi a supporto delle imprese e delle famiglie, serve investire sulla formazione delle risorse umane, perch\u00e9 se la competizione \u00e8 pi\u00f9 difficile, non si pu\u00f2 continuare a tenere fuori dal mercato del lavoro i giovani pi\u00f9 qualificati e meglio predisposti a cogliere gli elementi di novit\u00e0 che il mondo offre. Chiunque si occupi di problemi del lavoro sa che il mondo non \u00e8 pi\u00f9 quello di dieci anni fa, speculare sulla giusta insoddisfazione di tante persone \u00e8 un\u2019operazione miope che non porta da nessuna parte. <\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Il mondo del lavoro vive una stagione di grandi trasformazioni, che ci interrogano e ci mettono in crisi, a Pordenone, in Friuli e nel Nord-Est. Nel recente passato abbiamo avuto lavoro in abbondanza, (ricordiamo i cartelli davanti alle fabbriche con la scritta cercasi personale) ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, dobbiamo riconoscerlo. Il lavoro e la sua suddivisione, anche a Pordenone, non hanno pi\u00f9 le caratteristiche di un tempo; quando una persona iniziava a lavorare, per quasi tutta la vita ben poco sarebbe cambiato. Oggi impera flessibilit\u00e0, precariet\u00e0, nuove forme di lavoro; a tempo, a chiamata, a progetto, a part-time ecc. Soprattutto, il lavoro si \u00e8 distribuito a livello internazionale con l\u2019ingresso di Paesi emergenti che ne erano pressoch\u00e9 esclusi. <\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Come rispondere allora a questi grandi cambiamenti i cui effetti ancora non si conoscono? Non ci sono risposte facili a problemi difficili, la situazione \u00e8 grave, e richiede maggiore senso di responsabilit\u00e0, la capacit\u00e0 di guardare agli interessi collettivi elaborando soluzioni moderne e capaci di interpretare al meglio i grandi cambiamenti che caratterizzano la nostra epoca. La storia del movimento sindacale italiano dimostra che sempre il sindacato confederale si \u00e8 fatto carico di interpretare il cambiamento e di adottare strumenti e modalit\u00e0 consone ai mutamenti sociali. Ecco allora che di fronte ai gravi problemi serve recuperare quello spirito che ha animato i nostri predecessori. <\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">Per questo nei mesi scorsi, anzich\u00e9 abbandonarci alla sterile protesta contro la crisi e i licenziamenti, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo sottoscritto con gli industriali un accordo per il rilancio delle relazioni industriali, il riposizionamento delle nostre imprese, il recupero della competitivit\u00e0 e produttivit\u00e0, il rilancio della contrattazione collettiva di secondo livello, nelle aziende e nel territorio, la difesa dell\u2019occupazione, la possibilit\u00e0 di avere maggiori occasioni di lavoro per le donne e i giovani.\u00a0Come saggiamente ha detto il nostro Presidente della Repubblica, si tratta di agire con intelligenza e con coraggio. Il coraggio della speranza, della volont\u00e0 e dell\u2019impegno, dell\u2019impegno operoso e sapiente, fatto di spirito di sacrificio e di massimo slancio creativo e innovativo. Impegno che non pu\u00f2 venire o essere promosso solo dallo Stato, ma che sia espressione delle persone, delle comunit\u00e0 locali, dei corpi intermedi, secondo quella concezione e logica di sussidiariet\u00e0. Non rassegnati quindi, non rinunciando all\u2019idea che noi non siamo solo noi stessi, ma siamo anche attraverso gli altri e che apparteniamo a comunit\u00e0 e collettivit\u00e0 per volont\u00e0 e interdipendenza dei fatti. convinti che ce la possiamo fare. <\/div>\n<div style=\"text-align: justify\">\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<hr class=\"wpba_attachment_hr\"><div id='wpba_attachment_list' class='wpba wpba-wrap'>\n<ul class='wpba-attachment-list unstyled'><li id='wpba_attachment_list_444' class='wpba-list-item pull-left'><img src='https:\/\/diocesi.concordia-pordenone.it\/sociale\/wp-content\/themes\/wp-starter-so\/icons\/document.png' width='16' height='20' class='wpba-icon pull-left'><a href='https:\/\/diocesi.concordia-pordenone.it\/sociale\/wp-content\/uploads\/sites\/8\/2021\/07\/relazione-savagnone.pdf' title='relazione-savagnone' class='wpba-link pull-left' target=\"_blank\">relazione-savagnone<\/a><\/li>\n<\/ul><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 curioso osservare che proprio nell\u2019anno in cui celebriamo il 150\u00b0 anniversario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, il nostro Paese vive una delle crisi pi\u00f9 gravi della propria storia nazionale. 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