26 marzo 2026

XV Anniversario di Ordinazione Episcopale del Vescovo Giuseppe

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La Diocesi di Concordia-Pordenone invita tutta la comunità alla Santa Messa Solenne per celebrare il quindicesimo anniversario di ordinazione episcopale del nostro Vescovo, mons. Giuseppe Pellegrini.

La celebrazione si terrà giovedì 26 marzo alle ore 20.30, presso il Duomo Concattedrale di San Marco a Pordenone.

Ritrovarci insieme in preghiera sarà una bella occasione per ringraziare il Signore e il nostro Vescovo per questi quindici anni vissuti insieme. L’ordinazione, avvenuta il 26 marzo 2011, coincide infatti con il quindicesimo anno della sua presenza e del suo servizio in mezzo a noi.

Sono stati anni in cui mons. Giuseppe si è speso per la nostra Chiesa con entusiasmo ed energia, promuovendo una Chiesa “in uscita”: aperta, accogliente e in dialogo. Il suo forte richiamo ci ha spronato a porre grande attenzione ai giovani, alle vocazioni, alle famiglie, alle nuove forme di evangelizzazione, al mondo del lavoro e alle marginalità.

Per testimoniare il desiderio di continuare a camminare insieme e per rinnovare il volto della nostra Chiesa , vi attendiamo numerosi: presbiteri e diaconi, consacrati e consacrate, fedeli laici, operatori pastorali, giovani animatori, catechisti e membri dei consigli.

Vi aspettiamo per far festa insieme!

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TELEGRAMMA DALLA SANTA SEDE

IL SANTO PADRE LEONE XIV RIVOLGE CORDIALI VOTI AUGURALI A SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA MONS. GIUSEPPE PELLEGRINI, VESCOVO DI CONCORDIA-PORDENONE, CHE NEL DUOMO CONCATTEDRALE DI SAN MARCO EVANGELISTA IN PORDENONE, CON PROFONDA RICONOSCENZA AL SIGNORE RICORDA IL XV ANNIVERSARIO DI ORDINAZIONE EPISCOPALE. IL SOMMO PONTEFICE, SPIRITUALMENTE PARTECIPE A COSI’ SIGNIFICATIVA RICORRENZA PER LA DIOCESI CONCORDIESE-PORDENONESE, SI UNISCE AL RENDIMENTO DI GRAZIE A CRISTO SOMMO ED ETERNO SACERDOTE PER I NUMEROSI DONI RICEVUTI NEL MINISTERO AD EDIFICAZIONE DEL POPOLO SANTO DI DIO. SUA SANTITA’ INVOCA, AUSPICE LA MADONNA DELLE GRAZIE, UNA RINNOVATA EFFUSIONE DEI DONI DEL DIVINO SPIRITO PER IL FECONDO SERVIZIO EPISCOPALE E, PER INTERCESSIONE DI SANTO STEFANO PROTOMARTIRE, PATRONO DELLA DIOCESI, GLI IMPARTE DI CUORE L’IMPLORATA BENEDIZIONE APOSTOLICA, CHE VOLENTIERI ESTENDE AI PRESULI PRESENTI, AI FAMILIARI E A QUANTI SONO AFFIDATI ALLE SUE CURE PASTORALI.

DAL VATICANO, 26 MARZO 2026

                     CARDINALE PIETRO PAROLIN

                SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITA’

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INTERVENTO DI DON ROBERTO TONDATO

Caro Vescovo Giuseppe, Caro nostro Vescovo,

tutto questa sera parla di gratitudine.

È un rendimento di grazie il nostro che sale dall’intera Chiesa di Concordia-Pordenone, dalle comunità e dalle istituzioni, dai gruppi e dalle associazioni, dai singoli vicini e lontani.

Innanzitutto la gratitudine va al Signore che ti ha chiamato ad essere “con noi e per noi”, secondo l’antico adagio di Sant’Agostino: «Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano» e precisa Sant’Agostino: «Se mi spaventa ciò che sono per voi, mi conforta ciò che sono con voi» (Discorso 340).

Sono stati quelli che ricordiamo questa sera quindici anni dinamici, come il carattere e l’energia che ti abita. Hai imparato velocemente i nostri nomi, le nostre strade, dove sono le nostre case e i luoghi del nostro lavoro.

L’invito “venga a camminare con noi”, che ti rivolse il compianto mons. Pierluigi Mascherin dalle colonne del Popolo, lo hai accolto in pienezza fin dalla prima omelia che ci hai rivolto nella Cattedrale di Concordia.

Da allora hai “macinato” chilometri, ma soprattutto ti sei speso generosamente su tanti fronti, con le tue doti e il tuo temperamento: dalla pastorale giovanile all’apertura convinta alla missionarietà e alla dimensione universale della Chiesa; dal nuovo assetto dato alle foranie alla riorganizzazione dei servizi di carattere pastorale e amministrativo; dall’accompagnamento offerto con coraggio nel tempo della pandemia; fino all’avvio di quel camino sinodale che ti ha visto anticipatore profetico di uno stile che sarebbe stato poi chiesto a tutta la Chiesa.

Di conseguenza la gratitudine va a te, Vescovo Giuseppe, per il sì che quindici anni fa hai pronunciato di fronte alla chiamata ad assumere come Vescovo quella paternità “che è vita e morte, pianto e gioia”.

E ancora grazie per le tante volte che quel sì l’hai ripetuto, un giorno dopo l’altro, in questi quindici anni.

Ci hai confidato che nel momento della chiamata a diventare pastore della nostra Chiesa hai provato angoscia e trepidazione.

 E chi non le proverebbe? Ricordo bene un passaggio dell’omelia che tenne l’allora Vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Zenti, durante la tua ordinazione episcopale: “Ci saranno momenti in cui sarai completamente da solo dinanzi al crocifisso”.

Senz’altro in questi quindici anni di questi momenti ce ne sono stati, ma noi che siamo qui questa sera custodiamo la speranza che tu abbia percepito che fuori dalla porta della stanza o della cappella dove ti trovavi c’eravamo noi.

Tutti noi, sparsi sul vasto territorio della nostra diocesi, in tanti borghi, paesi e città, ma uniti a te nella preghiera per te, perché tu potessi trovare anche con il nostro aiuto e la nostra fattiva disponibilità la soluzione alle questioni che portavi in cuore.

Anche ora sentici unti a te come le dita della mano al palmo

Il pollice che aiuta ad afferrare le cose con sicurezza e rende la nostra mano uno strumento impareggiabile, ti ricordi i presbiteri e i diaconi, i consacrati e le consacrate, i tuoi primi collaboratori nel portare con te il peso del servizio alla Chiesa, posto sulle tue spalle.

Il dito indice con quale indichiamo la direzione ti richiami il popolo santo di Dio: nel dialogo sinodale con gli uomini e le donne di cui sono fatte le nostre comunità cristiane e nell’ascoltare insieme con loro la voce dello Spirito troverai la direzione su cui far camminare tutta la nostra Chiesa.

Il dito medio, il più alto, ti ricordi quanti nelle nostre parrocchie assumono ruoli e servizi nello stile della corresponsabilità e ancora quanti nelle istituzioni sono investiti di autorità: siano sempre per te importanti interlocutori nella comune ricerca del bene di tutti.

L’anulare ti evochi l’amore nuziale nel cuore degli sposi e di tante famiglie, cellule fondamentali della Chiesa e della società, alle quali dare attenzione e sostegno, soprattutto nel momento in cui si trovano a vivere l’esperienza della fatica, della fragilità o della malattia di qualcuno dei loro cari. Ti aiutino a mantenere un clima di famiglia nella nostra Chiesa.

Il mignolo, il più piccolo delle dita della mano, ti ricordi sempre il mondo dei piccoli e dei giovani. Per la verità ti sono sempre stati a cuore e tu sei sempre stato particolarmente attento alla loro formazione, consapevole che essi attendono una testimonianza verace alla quale poter ispirare la loro vita e hanno bisogno di sentire che il mondo degli adulti nutre fiducia nei loro confronti.

Questa sera siamo qui per dirti un grazie semplice e sincero, ma per dirti anche che vogliamo ancora essere con te il segno di una “Chiesa che – come ci ricorda Papa Leone – vive tra la gente, ne accoglie le domande, ne lenisce le sofferenze, ne condivide le speranze… vicini alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine” (cfr. Papa Leone ai Vescovi italiani, Assisi 20 novembre 2025).

Un po’ interpretando anche così quel tuo desiderio che hai lasciato scritto in occasione del decimo anniversario della tua ordinazione episcopale: (Vorrei) camminare insieme e annunciare con gioia la bellezza dell’incontro con Gesù per essere Chiesa accogliente, casa per tutti.

 Ogni anniversario importante merita di essere ricordato anche con un dono.

E il dono che ti facciamo è uno dei segni distintivi del vescovo. La mitra che ti regaliamo reca l’effige dei Santi della nostra terra: Santo Stefano, San Marco, i Santi Martiri Concordiesi e San Giuseppe, tuo patrono; intercedano per te e ti facciano sempre sentire viva la compagnia di questa nostra Chiesa.

Infine, una battuta sul tempo che verrà nel tuo ministero.

Il vescovo Sennen Corrà, pure veronese, a chi gli faceva notare la brevità degli anni che aveva davanti nel ministero, rispondeva che da giovane era andato a vedere una corsa dei cavalli alle Capannelle. Raccontava che negli ultimi cento metri i cavalli correvano con più energia che non in tutto il resto della gara. E alla fine diceva: Ecco io sto correndo quei cento metri!

Così, caro Vescovo Giuseppe, questa sera noi tutti ti auguriamo di correre ancora con tanto cuore e tanta energia, annunciando il vangelo, forte dell’amore di Dio e anche dell’affetto di ciascuno di noi.

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INTERVENTO DI CINZIA GIOVANATTO

(vicepresidente Consiglio Pastorale Diocesano)

Eccellenza,

la comunità cristiana della nostra Diocesi, il consiglio pastorale diocesano, i consigli parrocchiali, le associazioni, i movimenti si ritrovano questa sera, intorno a Lei, con il cuore colmo di gioia e di gratitudine.

È un tempo di memoria e di lode, in cui desideriamo rendere grazie al Signore per i quindici anni del Suo ministero episcopale tra noi.

Non celebriamo semplicemente un traguardo, ma un cammino: un intreccio di volti, di incontri, di preghiera e di dedizione. Quindici anni in cui la fase di novità dei primi anni ha lasciato spazio ad una paternità spirituale matura, capace di custodire e generare.

Abbiamo riconosciuto nella Sua guida uno spirito sempre vivo e giovane, dono prezioso per la nostra Chiesa. Ci ha insegnato a non fermarci, a guardare avanti con fiducia, sostenuti dalla certezza che il Signore cammina con noi, anche nelle fatiche del tempo presente.

La Sua parola è stata luce nelle nostre scelte e incoraggiamento nelle sfide. Ci ha accompagnati a diventare una Chiesa in uscita, capace di abitare la vita quotidiana e di portare il Vangelo là dove le persone vivono, soffrono e sperano.

La Sua attenzione ai giovani ci ricorda che il futuro della Chiesa nasce dall’ascolto e dalla fiducia nelle nuove generazioni. Così come la Sua cura per il territorio ha costruito ponti, favorendo relazioni e collaborazione con le realtà civili e istituzionali.

Eccellenza, Le auguriamo di continuare ad andare e predicare il Vangelo con la bisaccia vuota tra i monti e il mare e, come ricordava spesso papa Francesco, sapendo essere sempre pastore che deve camminare davanti al “gregge” per indicare la via, in mezzo per sostenere e dietro per non lasciare indietro nessuno.

La nostra preghiera vuole essere semplice e profonda: che lo Spirito Santo continui ad alimentare in Lei il fuoco della chiamata, rinnovando ogni giorno la gioia del servizio.