Omelia ingresso Cattedrale di Concordia – 10 aprile 2011

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Omelia ingresso Cattedrale di Concordia

10 aprile 2011

 

Carissimi tutti della Chiesa di Concordia-Pordenone,

è con trepidazione ma anche con tanta gioia ed affetto che vengo in mezzo a voi per iniziare il nuovo ministero di Vescovo.

 

Al Signore Gesù, datore di ogni dono e al Santo Padre Papa Benedetto XVI va tutta la mia riconoscenza e gratitudine filiale per avermi posto a servire una Chiesa che, come ebbe a dire il Vescovo Cromazio durante la dedicazione della basilica di Concordia, ci riporta direttamente alla Chiesa apostolica, ad una Chiesa che ha saputo testimoniare con il coraggio del martirio la genuina fede nel Signore Gesù, unico salvatore del mondo. Venero con profonda commozione e gratitudine le reliquie dei santi nostri martiri, qui conservate, tra i quali Donato, Secondiano e Romolo.

 

La liturgia della V domenica di Quaresima ci invita a spostare progressivamente lo sguardo da Lazzaro a Gesù che proclama con vigore: “Io sono la risurrezione e la vita”. La morte di Lazzaro e il suo successivo ritorno alla vita per opera di Cristo stesso, sono una opportunità per sperimentare la vita nuova che Gesù ci offre, per sperimentare che tutto nella vita è dono e grazia di Dio! In questo racconto sono molti i miracoli, o come preferisce dire Giovanni, i segni che contempliamo:

  • il ritorno in vita di Lazzaro;
  • il pianto di Gesù che ci fa vedere la passione che Dio ha per l’uomo. Ci fa sentire Gesù vicino a ciascuno di noi, partecipe delle nostre gioie e sofferenze, dei nostri dubbi e certezze;
  • il cammino di fede di due donne: lo zelo di Marta che va incontro a Gesù e “sa” che alla fine dei tempi Lazzaro risusciterà; ma non basta sapere! La fede di Maria. Rimanendo in casa si fa chiamare dal maestro, suscita la sua commozione e partecipazione. Con poche parole, Maria ha fede in colui che può donare anche oggi la vita. Sapere non è aderire! Maria, sorella di Marta, ci apre la strada per una fede in Cristo che adesso, ora compie i suoi segni e ci offre una vita piena che non si lascia incatenare dalla morte.

 

So bene carissimi che la prima missione che la Chiesa mi indica è proprio quello di rafforzare, consolidare e testimoniare la fede nel Signore Gesù. Nell’esortazione apostolica post sinodale Pastores Gregis del 2003, Giovanni Paolo II scrive: “ Se il dovere di annunciare il Vangelo è proprio di tutta la Chiesa e di ogni suo figlio, lo è a titolo speciale dei Vescovi, i quali… si assumono come impegno precipuo quello di predicare il Vangelo e di predicarlo “invitando gli uomini alla fede nella fortezza dello Spirito e rafforzandoli nella vivezza della fede” (n.26). Ho desiderato esprimere tale missione scegliendo come motto del ministero episcopale il comando che Gesù ha dato ai discepoli, dopo la risurrezione: “Euntes Evangelium praedicate – andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Marco 16,15).  E’ questo il programma che voglio darmi per questi anni di ministero in mezzo a voi: annunciare con fedeltà, coraggio e passione il Vangelo di Gesù; portare il suo messaggio di salvezza e di liberazione a ogni persona e in ogni situazione, far sentire la vicinanza della Chiesa a tutti, in particolare a coloro che stanno vivendo situazioni di povertà, di precarietà siano esse personali, morali e sociali.

Non è ora il momento di programmi e piani pastorali! Desidero inserirmi con gradualità, mettendomi in ascolto della grande tradizione della vostra Chiesa che da oggi posso dire nostra Chiesa di Concordia-Pordenone. Quando si inizia un nuovo cammino, è saggio e prudente seguire le tracce lasciate da quanti ci hanno preceduto. L’esperienza cristiana è poi un continuo cammino alla sequela di Gesù Cristo, maestro itinerante che sapeva ascoltare per poi donare a tutti la Parola di Dio.

Accolgo con emozione l’invito che il compianto mons. Pierluigi Mascherin, parroco di questa cattedrale, mi ha rivolto dalle pagine del settimanale diocesano: “Venga a camminare tra noi e con noi, insegnandoci, come san Giuseppe, il mestiere della vita”. Si!, carissimo don Pierluigi, dal cielo intercedi presso il Padre perché possa aiutare la nostra Chiesa a ravvivare il cammino di sequela e di vita cristiana, a rispondere sempre prontamente al mandato del Signore di essere nel mondo segno del suo amore e della sua presenza. Anche la prossima visita del Santo Padre nella nostra terra veneta e friulana, rinvigorisca la fede e ci aiuti tutti a testimoniare con coraggio i valori della tradizione cristiana.

 

Sono consapevole delle fatiche e delle difficoltà che il nostro territorio sta vivendo. Anche dal punto di vista socio-economico, la zona del veneto orientale è colpita dalla crisi lavorativa che incide sulla vita delle famiglie e delle comunità, con tutte le conseguenze negative, soprattutto sulle giovani generazioni. Condivido le preoccupazioni di molti sacerdoti, genitori, educatori e amministratori che percepiscono le inquietudini del tempo presente e i tumultuosi cambiamenti nel campo delle comunicazioni. Stiamo vivendo un momento di transizione e non è sempre facile intravedere una soluzione.

 

Ma il mio cuore è colmo di speranza. Ho tanto da imparare da questa Chiesa, in primo luogo dai pastori che mi hanno preceduto e che hanno segnato il cammino. Ricordo mons. Sennen Corrà, mio condiocesano e il Vescovo Ovidio che mi ha consegnato il pastorale, segno della continuità del ministero del Vescovo nella Chiesa locale. Carissimo Vescovo Ovidio, ho già potuto costatare l’affetto e la stima di molti che l’hanno avvertita persona eccezionale, vicina alla gente, sensibile ai problemi, padre nella fede. Mi aiuti a inserirmi e continui ancora il suo servizio prezioso tra di noi!

Anche la vicinanza e l’incontro con i carissimi sacerdoti, diaconi e persone consacrate mi aiuteranno certamente a conoscere la diocesi, le parrocchie e unità pastorali e i vari ambienti di vita: penso alla scuola, ai luoghi dove si curano gli anziani e malati, agli ambienti dove si presta attenzione alle molteplici sofferenze … Sento vicini i tanti laici credenti, uomini e donne, che nelle parrocchie e nei servizi diocesani, nelle varie aggregazioni, associazioni e nuove comunità offrono un contributo fondamentale alla vita e alla missione della Chiesa. Il vostro compito è  essenziale e necessario per formare la vera Chiesa di Cristo! Un ricordo particolare a tutti i missionari e missionarie (preti, religiosi/e e laici) che ci fanno sentire Chiesa universale e che inseriscono la diocesi nel fruttuoso  scambio e cooperazione della comunione tra le Chiese. Missione che, come ci ricordano i nostri vescovi, è già tra noi. Come Chiesa ci sentiamo vicini ai molti fratelli e sorelle che provengono da altre nazioni e sono tra noi, alla ricerca di un benessere che speriamo non solo materiale.

Un deferente saluto a tutte le autorità civili e militari presenti, che preoccupate del bene comune, si sentono come tutti noi, a servizio dell’uomo, per il bene della società.

 

Non mi sento solo. So dell’affetto e delle preghiere di molti di voi. Sono anche accompagnato dai miei parenti, amici di classe del mio paese natale e sacerdoti e laici guidati dal vicario generale mons. Mario Masina della diocesi che mi ha generato alla fede, Verona,  e che ora mi dona a voi!

 

Mi affido ancora alle vostre preghiere, all’intercessione del patrono Santo Stefano, dei compatroni San Marco e sant’Andrea apostolo, alla madonna ricordata e venerata in molti santuari, perché possa dire con S. Paolo: “ Non vivo più io ma Cristo vive in me” (Galati 2,20).

 

+ Giuseppe Pellegrini, vescovo

Concordia Sagittaria
10/04/2011
30023 Concordia Sagittaria, Veneto Italia