Omelia nella Veglia di inizio Anno Pastorale

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Diocesi Concordia-Pordenone

Omelia nella Veglia di inizio Anno Pastorale

Parrocchia San Pietro di Cordenons, 17 ottobre 2021

 

Rimessi in cammino dal Risorto

 

Carissime e carissimi tutti, porto dentro di me un desiderio, meglio ancora, un sogno. Non è abituale che gli anziani abbiano ancora dei sogni! Il tempo dei sogni è la giovinezza. Ma sappiamo che lo Spirito Santo rende sempre giovane la Chiesa e anche ciascuno di noi, rinnovandoci dal di dentro e guidandoci nel cammino verso il Regno. Ecco perché sono sempre belle, consolanti e attuali le parole del profeta Gioele: “Dopo questo, io effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo e diventeranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni e i vostri giovani avranno visioni” (Gioele 3,1). Sognare significa affidare allo Spirito Santo la Chiesa. Lui la guida e la sorregge anche nei momenti più difficili della sua storia. Ecco il mio sogno: che il cammino sinodale che stiamo vivendo, renda la Chiesa di Concordia-Pordenone e le parrocchie e le unità pastorali capaci di rigenerare nelle persone che incontriamo, attraverso la nostra gioia, il nostro entusiasmo e la nostra fede, un’ardente attesa nei confronti del Vangelo e del Regno di Dio che è già iniziato ed è presente in mezzo a noi. Una Chiesa più snella, meno pesante e più libera di tante sovrastrutture, capace di manifestare un volto più vicino alla gente, a chi soffre; una Chiesa che non ha paura di annunciare, più che con le parole con la vita, la bellezza dell’incontro con Gesù, la speranza della realizzazione delle sue promesse e la carità che porta ad essere per tutti compagni di strada.  Una Chiesa sale della terra e luce del mondo, un po’ più spoglia, vera immagine di Gesù Cristo, crocifisso e risorto. Una Chiesa inquieta e in uscita, che non ha paura di cambiare forme di organizzazione, e che sa dimostrare piena fiducia e responsabilità ai laici. Una Chiesa che non si separa dalla vita, ma che si fa carico delle fragilità e delle povertà del nostro tempo, curando e risanando i cuori affranti con il balsamo di Dio. Una Chiesa che è vicinanza, con compassione e tenerezza, dove tutti possono sentirsi a casa. “La Chiesa, – ci ricorda la Gaudium et spes al n. 50 – con i suoi membri e con tutta intera la sua comunità, crede di poter contribuire molto a rendere più umana la famiglia degli uomini e la sua storia”.

Il cammino sinodale è un percorso di discernimento e di conversione, personale e comunitario, che dovrebbe creare in ciascuno di noi, per la potenza dello Spirito Santo, forza e coraggio per attuare quei cambiamenti che vediamo necessari, anche se faticosi da attuare. Non dobbiamo mai dimenticarlo: il vero protagonista del nostro cammino sinodale è lo Spirito Santo e sarà solo la docilità ad esso a suggerirci cosa Dio vuole da noi e dalla sua Chiesa. Prendiamoci del tempo per incontrare il Signore nella contemplazione e nella preghiera, e per favorire l’incontro tra di noi.Papa Francesco ci chiede di diventare “esperti nell’arte dell’incontro” (Omelia per apertura del Sinodo, 10 ottobre 2021). A noi il compito di disporci all’ascolto, leggendo i segni dei tempi alla luce del cammino già compiuto. Molti sono i segni che ci dicono che è maturo il tempo per recuperare la sinodalità come dimensione costitutiva della Chiesa. Non c’è da inventare nulla di nuovo, perché il modello sinodale è della Chiesa apostolica e del primo millennio, ripreso dal Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium, che indica alla Chiesa la via della comunione, a immagine della comunione Trinitaria. In questa logica, la vita in Cristo non si manifesta anzitutto nella differenza delle funzioni e degli stati di vita, ma nella pari dignità di tutto il popolo di Dio. Accogliamo, allora, con serenità e con gioia l’invito ad essere popolo di Dio in cammino. Il brano appena proclamato, preso dal libro degli Atti degli Apostoli, il cosiddetto ‘Concilio di Gerusalemme’, ci fa vedere come la Chiesa, in forma collegiale prende in esame e risolve uno dei problemi più grandi che stava vivendo. Nel cammino di discernimento è fondamentale cogliere nella vita delle persone, nelle vicende dell’umanità e della Chiesa l’iniziativa di Dio, potente anche se nascosta, che opera per la salvezza di tutti, nessuno escluso. Questo richiede buona capacità di ascolto paziente e attenzione lungimirante ai fatti, rileggendoli mediante l’ascolto orante e la comprensione della Parola di Dio.

 

Iniziando il percorso sinodale il 9 e 10 ottobre 2021, papa Francesco ha chiesto alle comunità cristiane che camminano nel mondo, di incarnare e prendere sul serio lo stile di Dio che cammina nella storia, condividendo le vicende dell’umanità. Sappiamo che ogni vero incontro nasce dall’ascolto. Ce lo ha ricordato Gesù nel Vangelo: “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa nella roccia” (Matteo 7,24).Gesù chiede un ascolto fattivo e obbediente; un ascolto con il cuore e non solo con le orecchie, che conduce la Parola a incidere nella carne e nel cuore di chi ascolta, interessandosi della vita degli altri. C’è un’unità inscindibile tra ascolto della Parola e ascolto delle persone, che porta ad uscire da se stessi e a farsi dono e amore per gli altri. Con un linguaggio più semplice ma profondo, riporto quanto il don Matteo della fiction, nella prima puntata del 2000, ha detto nel presentarsi alla comunità, servendosi delle parole del vecchio parroco: “Don Matteo, devi imparare ad ascoltare. Ed io sto ancora ad impararlo. Oggi andiamo tutti di fretta. Parliamo, parliamo, ma chi ascolta? E poi vogliamo, vogliamo troppe cose, come se fossimo alla ricerca di un tesoro nascosto che non riusciamo mai a trovare. E non ci accorgiamo che il vero tesoro siamo noi, io e voi”.

 

Carissimi tutti, consacrati e laici, a livello personale ma anche comunitario, nei diversi organismi di partecipazione, accogliamo l’invito della Chiesa a metterci in ascolto di tutti, senza paura e senza tentennamenti. Diamo il tempo necessario all’ascolto del mondo e dell’umanità, senza fretta, evitando risposte superficiali e artificiali, o risposte vecchie a problemi nuovi. In quest’anno particolare di cammino sinodale, prendiamoci una pausa dai nostri ritmi, conteniamo per un po’ le ansie e le preoccupazioni pastorali e con gioia e passione fermiamoci ad ascoltare. Troviamo tempi e modi per metterci in ascolto di tutti, credenti e non credenti, persone o gruppi che vivono la vita della comunità ma anche quelli che sono presenti saltuariamente o non frequentano più il nostro mondo. Permettiamo a tutti quelli che lo desiderano, il confronto e il dialogo, senza chiusure e precomprensioni.  “Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione. E anche in ascolto del mondo, delle sfide e dei cambiamenti che ci mette davanti. Non insonorizziamo il cuore, non blindiamoci dentro le nostre certezze. Le certezze tante volte ci chiudono. Ascoltiamoci” (Papa Francesco, omelia apertura Sinodo).

 

Carissimi, nell’iniziare insieme il cammino pastorale e sinodale, sentiamoci come i due discepoli di Emmaus che, dopo aver riconosciuto Gesù risorto attraverso la Parola ascoltata lungo il cammino e nel gesto del pane spezzato, vengono rimessi sul cammino del Vangelo, nel buio della sera, per portare l’annuncio ai loro fratelli e sorelle a Gerusalemme. Buon cammino!

 

 

 

+ Giuseppe Pellegrini

vescovo

Cordenons
17/10/2021
Via Lozzetta, 33084 Cordenons, Friuli Venezia Giulia Italia