Omelia solennità dell’Annunciazione e X° Anniversario di Ordinazione Episcopale

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Omelia solennità dell’Annunciazione e

 X° Anniversario di Ordinazione Episcopale

Seminario Pordenone, 25 marzo 2021

 

Carissimi, sono contento di essere con voi stasera e celebrare insieme l’Eucaristia di ringraziamento nel X° Anniversario dell’Ordinazione Episcopale. Mi sento in famiglia! È vero che la mia famiglia è tutto il presbiterio e la diocesi, e sarebbe stato bello poter celebrare tutti insieme questo momento importante; ma con le limitazioni causate dalla pandemia, celebro con i collaboratori più stretti, con la comunità del seminario e con i presbiteri ordinati in questi 10 anni. Grazie di vero cuore.

Fin da subito ho legato il ministero episcopale che la Chiesa mi ha affidato alla festa dell’Annunciazione, vigilia della Ordinazione episcopale che ho ricevuto 10 anni fa, il 26 marzo. Meditando in questi 10 anni il racconto dell’Annunciazione, sempre mi sono soffermato su alcuni aspetti della vicenda di Maria che intuisco significativi anche per me e per la vita di Vescovo. Al v. 29 Luca ci dice che “ella fu molto turbata”. Il turbamento di Maria era causato dall’irruzione di un messaggero divino nella sua vita: evento incredibile e sproporzionato. Mai e poi mai Maria si era sentita diversa dalle altre ragazze di Nazareth. Mi rivedo anch’io in quei giorni, scosso e turbato da una richiesta che non pensavo potesse essermi fatta, e che mi ha aiutato a considerare profondamente la mia fede e il rapporto con il Signore, la mia umanità e carattere, avendo davanti le mie fragilità. Domande e interrogativi che ritornano e che dopo 10 anni sento ancora forti in me. Perché proprio a me? Ce la farò a reggere un carico così pesante? Come posso essere fratello e padre dei presbiteri e diaconi che la Chiesa mi ha affidato? Come accompagnare il cammino della nostra Chiesa diocesana e delle parrocchie e annunciare il messaggio di Gesù in questi tempi complessi, all’interno di una società e di una cultura secolarizzata?

Ma alzando un po’ lo sguardo, mi concentro sulla prima parola del saluto dell’Angelo: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” (v.28). Non è un semplice saluto ma un invito a rallegrarsi perché è l’annuncio della presenza di Dio, il Salvatore, in mezzo al suo popolo. È il saluto messianico fatto non solo a una persona, ma attraverso di Lei a tutto il popolo che lungamente ha atteso la venuta del Messia. Con questo augurio di gioia, possiamo dire che inizia, in senso proprio, il Nuovo Testamento. Gioia che ricompare alla nascita di Gesù e in occasione dell’incontro del Risorto con i discepoli. Gioia che anch’io ho provato e provo perché, nonostante tutto, il Signore è con me, è vicino e si fa sentire in tantissime occasioni della vita. Essere Vescovo è impegnativo e va al di là delle proprie forze. Sento spesso il peso dell’episcopato sulle spalle e soprattutto la responsabilità di dover rendere conto a Dio del mio cammino di fede e del cammino della Chiesa e delle comunità affidate alla mia cura. La grazia della pienezza del dono dello Spirito Santo dell’episcopato, non toglie e non cambia la natura umana. Il Vescovo rimane sempre una persona umana, con tutti i pregi e limiti e portandosi dietro la debolezza e la fragilità della propria umanità. Ma vi dico pure che sono contento ed è bello essere vescovo, perché sono strumento della grazia di Dio e parte di una Chiesa locale – la nostra diocesi di Concordia-Pordenone, che in questi anni ha camminato, cercando in tutti i modi di essere fedele al Vangelo e annunciando, in tutte le circostanze della vita, la bellezza e la gioia della fede nel Signore Gesù, facendosi prossimo con tutti, in particolare con chi vive situazioni di dolore e di difficoltà.

Con l’aiuto dello Spirito Santo, sostenuto dalla fede, dalla speranza e dalla testimonianza della carità di tutta la nostra Chiesa, presbiteri e laici, con le parole di Maria ripeto ancora una volta: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (v. 38). L’assenso è fondamentale perché il Verbo prenda carne, perché inizi il cammino stupendo della Redenzione. E anche se talvolta lo avvertiamo come impossibile, potrà trasformarsi in realtà nella misura in cui noi accogliamo la volontà di Dio nella nostra vita. Realtà che si inaugura, come ci ha ricordato la lettera agli Ebrei “per mezzo dell’offerta di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre” (10,10). È un Eccomi che ha detto Maria, che tutti siamo chiamati a ripetere non solo nelle scelte fondamentali e importanti della vita, ma anche quotidianamente, e che ci chiede di passare da una vita orizzontale, centrata su di sé, sui propri bisogni e sul tornaconto personale, a una vita verticale, sbilanciata su Dio e sui fratelli. Eccomi – ricordava papa Francesco nell’Angelus dell’8 dicembre 2018 – è il rimedio contro l’invecchiamento del peccato, è la terapia per restare giovani dentro; è il credere che Dio conta più del mio io”.  Maria non ha detto a Dio avvenga secondo la mia parola, secondo quello che mi piace o mi sembra giusto fare, ma avvenga secondo Te, ponendo a Dio nessuna riserva e nessun limite, perché era certa che con Dio tutto andrà bene.

Carissimi, è così che desidero ricordare questi primi 10 anni di episcopato e di presenza tra voi. Ringraziando il Signore per i grandi doni che mi ha donato e ripetendo il mio eccomi, per continuare l’opera che ha iniziato in me. Ciò non significa che sia tutto facile. Ma sono certo che con Dio vicino tutto sarà possibile. Ecco perché chiedo al Signore in questo X° Anniversario una fede più forte e più profonda perché sappia sempre mettermi in ascolto della Parola e della vita dei fratelli e sorelle che il Signore mi chiama a servire. Chiedo anche a voi di sostenermi con la vostra preghiera e di accompagnarmi con il vostro affetto e la vostra amicizia. Pregate perché possa servire questa nostra bella Chiesa senza nessuna riserva, spendendomi e donandomi totalmente e perché possa testimoniare con speranza e con gioia la bellezza di Gesù, vivo e risorto, che non ci lascia soli e che ci cammina accanto. Faccio mio alcune espressioni del Discorso 340 di sant’Agostino, rivolte alla sua Chiesa, nell’anniversario dell’Ordinazione episcopale. “Da quando è stato posto questo carico sulle mie spalle, la preoccupazione della mia dignità mi tiene veramente in ansia continua; nondimeno, mi procura molto più turbamento riflettere su questo oneroso incarico quando me lo ripresenta il giorno anniversario che attualizza quella data. … Che io abbia perciò l’aiuto delle vostre preghiere così che si degni di portare con me il mio peso colui che non disdegna di portare me stesso. Quando chiedete questo nella preghiera, pregate anche per noi: infatti, questo mio peso di cui vi sto parlando che altro è se non voi stessi? Chiedetene per me le forze, così come io prego che voi non siate gravosi”.

O Vergine Maria, in questo giorno a te dedicato, desidero imparare da Te, con tutta la mia vita, per essere come Te capace di ascoltare la Parola vivente, di accogliere il corpo di Cristo, la Chiesa e di vivere il comandamento dell’amore tra noi che fa nuovo il mondo. Lasciamoci tutti guardare dal suo amore materno che ci invita ad andare dal suo Figlio, certi della sua misericordia. Fa che impariamo da Te, o Maria, il segreto dell’esistenza. Aiutaci a dire sempre e per sempre il nostro Eccomi, per annunciare al mondo che Gesù è vivo.

 

                                               + Giuseppe Pellegrini

                                                           vescovo

Pordenone
25/03/2021
Via Seminario, 33170 Pordenone, Friuli Venezia Giulia Italia