Santa Messa con canto del Te Deum di Ringraziamento

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OMELIA SANTA MESSA

con canto del TE DEUM di Ringraziamento 2020

Duomo di Pordenone, 31 dicembre 2020

 

Carissimi, ci troviamo insieme questa sera a conclusione di un anno che molti definiscono ‘un anno da dimenticare’ a causa della pandemia ci ha travolto e stravolto, cambiando tante nostre abitudini e il modo di relazionarci tra noi. Viviamo nella paura di essere contagiati e nella paura di un futuro incerto. Scrive un amico: “La paura di ammalarsi, di non aver di che vivere, di non poter dare un futuro a se stessi e ai propri figli. Una precarietà che la pandemia ha portato alla luce con una violenza inaudita, ma che non è figlia solo del Covid-19. Viviamo da molti decenni in una società che aumenta le diseguaglianze, dove l’io ha preso il sopravvento sul noi”. Ma al di là dei problemi e delle sofferenze, la pandemia ci permette di fermarci un po’ e considerare la realtà da un altro punto di vista, a scoprire l’essenziale e le cose più importanti della vita, a rivedere il cammino di fede e la nostra adesione al Signore Gesù, assumendo il suo progetto e stile di vita che pone la gioia e la felicità non nelle cose materiali che passano, ma nel dono di sé agli altri. Un periodo che ci domanda di non scappare via dalle domande più urgenti e necessarie e che ci chiedono una risposta: che cosa diventa urgente? Quale impegno per il tempo presente e per il futuro che sta davanti a noi? Quali cambiamenti sono necessari?

Siamo qui a contemplare ancora una volta il Signore Gesù, il Figlio di Dio che ha assunto in pienezza la nostra umanità nascendo dalla Vergine Maria e che riempie ancora di significato la nostra vita e la storia umana. Alla fine di un anno, pur tra tante fatiche, dolori e preoccupazioni, siamo invitati a ringraziare il Signore riconoscendo, come ci ricorda san Paolo nella lettera ai Galati, che “quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna” (4,4). Nel mistero dell’Incarnazione, il tempo raggiunge la sua pienezza diventando tempo di salvezza per tutta l’umanità. Il significato e il fine di ogni vicenda umana, anche quelle più tristi, è Lui, Gesù Cristo, signore del mondo e della storia. Ecco perché è importante per noi cristiani sostare davanti al presepe, altrimenti rischiamo di rimanere impigliati nella rete del ‘destino’ o delle emozioni, chiusi alla comprensione dei veri significati. Siamo invitati a riconoscere che Dio è sempre presente, che non ci lascia soli, non ci abbandona mai ed è capace di scrivere diritto sulle righe storte. Un Dio che ci dona la luce che apre alla speranza di un futuro migliore, perché ci chiede di contare non solo sulle nostre capacità o forze, ma sull’amore, l’unica ragione che muove l’umanità. Di un Dio che per amore condivide fino in fondo le nostre fragilità e debolezze, perché è qui che si manifesta specialmente il suo amore. Il vaccino che attendiamo con trepidazione ci libererà dal virus e dalle tante conseguenze nefaste, ma sappiamo che c’è un altro virus, ancora più subdolo, che colpisce in profondità il nostro cuore bloccando la capacità di amare veramente, di fare dono di se stessi agli altri, portando alla sclerocardia, alla durezza del cuore, che è l’indifferenza e l’egoismo che fanno ignorare le sofferenze delle persone, soprattutto dei più poveri. Sappiamo che nel mondo ci sono tante altre malattie mortali che potrebbero esser sconfitte con dei vaccini appropriati, ma alla fine, ci deve essere un tornaconto economico. Pensiamo alla malaria che miete ogni anno 450.000 vittime, spesso bambini … ma provengono dai paesi poveri che non hanno risorse.

Lasciamoci avvolgere dalla luce di Betlemme e sentiamo rivolto a noi il messaggio dell’angelo ai pastori: “Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi … è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore” (Luca 2,10-11). Ecco la speranza che manca oggi e che noi siamo chiamati ad accogliere, a vivere e a testimoniare. Si tratta di rimettere al centro della fede e della nostra vita Gesù Cristo, il Cristo del Vangelo, nato da Maria, morto e risorto, colui nel quale abbiamo speranza perché è la nostra speranza. Questa è la Buona Notizia che ha stravolto il mondo e che sarà capace di rinnovarlo anche oggi. È il tempo della speranza. Non lasciamoci travolgere dagli avvenimenti, ma riprendiamo con coraggio a guardare i tanti segni speranza, di amore, di generosità e di altruismo che moltissime persone hanno dato in questi mesi. Nel tempo della pandemia abbiamo scoperto che la solidarietà non è solo un bene ma è la premessa per realizzare nella storia il bene comune. La solidarietà è una parola che da sempre appartiene al vocabolario della fede e viene non solo predicata ma anche praticata da quanti si riconoscono discepoli di Gesù. Abbiamo visto medici, infermieri, operatori sanitari, volontari della croce rossa e della protezione civile, persone consacrate e tante altre che si sono donate pienamente per assistere chi aveva bisogno.

Non è una coincidenza che nella celebrazione di ringraziamento di fine anno, ricorra la festa della Maternità di Maria. L’esempio di Maria ci fa capire quale debba essere il vero atteggiamento del credente di fronte agli avvenimenti della vita, lieti o tristi che siano. “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Luca 2,19). Facciamo così anche noi. Tutto quello che abbiamo vissuto in quest’anno, avvenimenti lieti e tristi, raccogliamoli nel silenzio e nell’adorazione e dalla profondità del nostro cuore innalziamo un canto di lode e di ringraziamento al Signore. Cantare alla fine di quest’anno particolare il Te Deum, non è da ingenui o da persone insensibili alle sofferenze vissute, perché sappiamo con certezza che il bene è più forte del male, e solo Dio è capace di dare un senso e un significato pieno ad ogni avvenimento. Lui ci ama e ci amerà per sempre! In Te, Domine, speravi: non confundar in aeternum!

 

Giuseppe Pellegrini, Vescovo

Pordenone
31/12/2020
33170 Pordenone, Friuli Venezia Giulia Italia